Fresca o secca

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In qualche modo, quello che la natura ci toglie, lo rende in altra forma.
In una zona della Sardegna, come la Marmilla, il terreno è non sempre facile ed è inevitabilmente il frutto di una regione caratterizzata dalla siccità ,una delle piante più resistenti che si è adattata perfettamente a queste condizioni è il mandorlo.
La mendula arrubia, mandorla rossa in italiano, viene chiamata così proprio per la pellicina rossastra che avvolge il frutto, ed è la varietà di mandorla che ritroviamo in questo territorio.
Nonostante i mandorli siano presenti in Sardegna già dall’antichità, le prime coltivazioni risalgono ai primi del ‘900 e rappresentavano una forte spinta per l’economia della Marmilla.
Un tempo, dei mandorli, si utilizzava tutto: la legna veniva usata nei forni per la cottura del pane, i gusci delle mandorle servivano per alimentare le stufe nelle case, le mandorle venivano ovviamente impiegate in cucina, mentre il mallo protettivo veniva utilizzato per preparare sapone dalle straordinarie proprietà idratanti, abitudini ormai perse negli anni.
Ricco di grassi insaturi e di vitamina E, ricca di magnesio e di proteine vegetali di qualità,
la mandorla sarda ha un maggior contenuto di olio e minor contenuto di acqua ed è proprio questa caratteristica che eleva tutti i prodotti preparati con questa varietà, non solo per il gusto ma anche per una naturale predisposizione alla conservazione e al mantenimento più duratuturo delle sue proprietà.
Non a caso nella tradizione gastronomica sarda il suo è presente nella maggior parte delle ricette, sopratutto quando si tratta di dolci, come per esempio i gueffusu, il torrone e gli amaretti.
In questa zona dell’ entroterra sardo,spesso arido, fatto di colline morbide bruciate dal sole, proprio nel periodo più caldo, tra luglio e agosto, matura questo prodotto unico, sfidando le naturali ostilità
e tramutandole in virtù.